"All'epoca vivevamo in un altro mondo, senza internet, senza social media, perché altrimenti quella partita non si sarebbe mai giocata, perché di fronte a tutto quello che è successo era assurdo giocarla". Lo racconta a LaPresse l'ex-attaccante della Juventus, Zbignew Boniek, ricordando la tragedia dell'Heysel avvenuta 40 anni fa a Bruxelles il 29 maggio 1985. "Hanno deciso di giocarla per calmare la gente, per portare i soldati, per garantire la sicurezza a tutti e ci hanno costretti a giocare", ha aggiunto. "Che fosse successo qualcosa di molto grave l'abbiamo capito perché lo spogliatoio era uno dei posti dove si portavano via i feriti, c'era molta confusione". E conclude: "Sono morti perché è crollata la struttura, perché la gente indietreggiava perché era impaurita, secondo me ci sono delle responsabilità gravissime".
di Napoli Magazine
27/05/2025 - 11:59
"All'epoca vivevamo in un altro mondo, senza internet, senza social media, perché altrimenti quella partita non si sarebbe mai giocata, perché di fronte a tutto quello che è successo era assurdo giocarla". Lo racconta a LaPresse l'ex-attaccante della Juventus, Zbignew Boniek, ricordando la tragedia dell'Heysel avvenuta 40 anni fa a Bruxelles il 29 maggio 1985. "Hanno deciso di giocarla per calmare la gente, per portare i soldati, per garantire la sicurezza a tutti e ci hanno costretti a giocare", ha aggiunto. "Che fosse successo qualcosa di molto grave l'abbiamo capito perché lo spogliatoio era uno dei posti dove si portavano via i feriti, c'era molta confusione". E conclude: "Sono morti perché è crollata la struttura, perché la gente indietreggiava perché era impaurita, secondo me ci sono delle responsabilità gravissime".