L'Editoriale
L'EDITORIALE - Antonio Petrazzuolo: "Napoli, Conte va solo ringraziato per i titoli ottenuti, ora si guarda avanti con la stessa ambizione"
25.05.2026 23:55 di Redazione
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NAPOLI - Il bilancio del biennio "contiano" vede uno scudetto, un secondo posto ed una Supercoppa Italiana. Già soltanto per questi tre piazzamenti di prestigio bisogna ringraziare Antonio Conte, che ha spinto il piede sull'acceleratore, senza badare ai freni, per ottenere il massimo da squadra, club, stampa e tifosi. Tutto il resto che c'è stato attorno onestamente può lasciarmi alcuni spunti di riflessione, del tutto personali, ma nella sostanza non mi va di mischiarmi al chiacchiericcio da bar. Di sicuro ci sono stati alcuni elementi che meritano un approfondimento: 45 infortuni in un anno calcistico sono tanti, troppi e se si considera lo stop di Alisson Santos, ad essersi infortunati sono stati 22 giocatori su 25 della rosa, con gli unici esenti da stop che rispondono ai nomi di Beukema, Elmas e Giovane. Da record Lobotka, con 4 infortuni muscolari nel corso di quest'ultimo campionato. Dati che in tutta sincerità non possono essere associati soltanto ad un fattore di sfortuna, dato che esistono professionisti del settore che si occupano proprio di questi aspetti. In questo frangente, a mio avviso, l'allenatore non ha colpe. E' sempre stato così, lo staff tecnico esiste per questo: uno degli aspetti che non vanno tralasciati e il numero di partite consecutive da far disputare ad un singolo elemento, in base agli studi che si attuano sulle caratteristiche personali del singolo calciatore. E con ogni probabilità sotto quest'aspetto non si e' brillato. C'è poi l'aspetto della comunicazione: il mister ha lamentato la poca compattezza dell'ambiente partenopeo, indicandolo come uno dei principali motivi per cui ha scelto di non proseguire la sua avventura all'ombra del Vesuvio. Nel mio piccolo ho sempre pensato che dar risalto alle voci fuori dal coro, al punto tale da condizionare uno stato d'animo o una scelta non sia altro che deleterio. Sotto questo punto di vista la penso più come De Laurentiis, che di fatto si lascia scivolare tutto addosso da oltre 22 anni. E ritengo inoltre che l'utilizzo delle conferenze stampa settimanali, da mesi messe in archivio come mai mi era capitato di vedere in oltre 27 anni di attività, non sia stata una scelta felice dato che può rappresentare uno strumento essenziale per ogni allenatore per far sentire la propria voce, mitigando e spegnendo i fastidiosi focolai che di tanto in tanto possono divampare. La strada del silenzio non aiuta, tant'è che il malessere si è manifestato dirompente nell'ultima occasione di saluto. Conte chiede il massimo, a se stesso, ai suoi collaboratori, alla società e ai suoi giocatori. Dopo due anni, la verità è che tutti avremmo bisogno di una vacanza, dopo la tensione accumulata all'ennesima potenza di gara in gara. L'ossessione per la vittoria resterà nelle menti dei napoletani per tanto tempo, per cui non parlerei di "fallimento" ambientale, semmai di una condivisione di idee che - tutto sommato - ha fatto ottenere, dopo quel decimo posto che gridava vendetta, due titoli importanti. Si ripartirà con una qualificazione in Champions in tasca e con la voglia di primeggiare ancora una volta anche in campionato. Il che non è poco. A De Laurentiis, come sempre, lo sfizio di far ripartire la giostra, perchè, se a qualcuno fosse sfuggito, il divertimento del numero uno azzurro sta tutto qui: fare impresa, calcio, sport, spettacolo e divertimento, oltre ogni sceicco e fondo volto solo ed esclusivamente al business. D'altronde l'assist di De Bruyne per il gol di Hojlund, che ha deciso l'ultima sfida stagionale, è la più bella cartolina che si potesse regalare al pubblico partenopeo, unitamente all'abbraccio tra presidente e allenatore al termine della conferenza post gara. Con un occhio in più al bilancio (aspetto che non va trascurato), il Napoli ripartirà. A testa alta e con un nuovo bagaglio di esperienza incamerato. Altro giro, altra corsa, con l'azzurro nel cuore di chi ciclicamente non è di passaggio, ma a guardia di una fede. Sempre. 

Antonio Petrazzuolo
 
Napoli Magazine
 
Riproduzione del testo consentita previa citazione della fonte: www.napolimagazine.com
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25/05/2026 - 23:55

NAPOLI - Il bilancio del biennio "contiano" vede uno scudetto, un secondo posto ed una Supercoppa Italiana. Già soltanto per questi tre piazzamenti di prestigio bisogna ringraziare Antonio Conte, che ha spinto il piede sull'acceleratore, senza badare ai freni, per ottenere il massimo da squadra, club, stampa e tifosi. Tutto il resto che c'è stato attorno onestamente può lasciarmi alcuni spunti di riflessione, del tutto personali, ma nella sostanza non mi va di mischiarmi al chiacchiericcio da bar. Di sicuro ci sono stati alcuni elementi che meritano un approfondimento: 45 infortuni in un anno calcistico sono tanti, troppi e se si considera lo stop di Alisson Santos, ad essersi infortunati sono stati 22 giocatori su 25 della rosa, con gli unici esenti da stop che rispondono ai nomi di Beukema, Elmas e Giovane. Da record Lobotka, con 4 infortuni muscolari nel corso di quest'ultimo campionato. Dati che in tutta sincerità non possono essere associati soltanto ad un fattore di sfortuna, dato che esistono professionisti del settore che si occupano proprio di questi aspetti. In questo frangente, a mio avviso, l'allenatore non ha colpe. E' sempre stato così, lo staff tecnico esiste per questo: uno degli aspetti che non vanno tralasciati e il numero di partite consecutive da far disputare ad un singolo elemento, in base agli studi che si attuano sulle caratteristiche personali del singolo calciatore. E con ogni probabilità sotto quest'aspetto non si e' brillato. C'è poi l'aspetto della comunicazione: il mister ha lamentato la poca compattezza dell'ambiente partenopeo, indicandolo come uno dei principali motivi per cui ha scelto di non proseguire la sua avventura all'ombra del Vesuvio. Nel mio piccolo ho sempre pensato che dar risalto alle voci fuori dal coro, al punto tale da condizionare uno stato d'animo o una scelta non sia altro che deleterio. Sotto questo punto di vista la penso più come De Laurentiis, che di fatto si lascia scivolare tutto addosso da oltre 22 anni. E ritengo inoltre che l'utilizzo delle conferenze stampa settimanali, da mesi messe in archivio come mai mi era capitato di vedere in oltre 27 anni di attività, non sia stata una scelta felice dato che può rappresentare uno strumento essenziale per ogni allenatore per far sentire la propria voce, mitigando e spegnendo i fastidiosi focolai che di tanto in tanto possono divampare. La strada del silenzio non aiuta, tant'è che il malessere si è manifestato dirompente nell'ultima occasione di saluto. Conte chiede il massimo, a se stesso, ai suoi collaboratori, alla società e ai suoi giocatori. Dopo due anni, la verità è che tutti avremmo bisogno di una vacanza, dopo la tensione accumulata all'ennesima potenza di gara in gara. L'ossessione per la vittoria resterà nelle menti dei napoletani per tanto tempo, per cui non parlerei di "fallimento" ambientale, semmai di una condivisione di idee che - tutto sommato - ha fatto ottenere, dopo quel decimo posto che gridava vendetta, due titoli importanti. Si ripartirà con una qualificazione in Champions in tasca e con la voglia di primeggiare ancora una volta anche in campionato. Il che non è poco. A De Laurentiis, come sempre, lo sfizio di far ripartire la giostra, perchè, se a qualcuno fosse sfuggito, il divertimento del numero uno azzurro sta tutto qui: fare impresa, calcio, sport, spettacolo e divertimento, oltre ogni sceicco e fondo volto solo ed esclusivamente al business. D'altronde l'assist di De Bruyne per il gol di Hojlund, che ha deciso l'ultima sfida stagionale, è la più bella cartolina che si potesse regalare al pubblico partenopeo, unitamente all'abbraccio tra presidente e allenatore al termine della conferenza post gara. Con un occhio in più al bilancio (aspetto che non va trascurato), il Napoli ripartirà. A testa alta e con un nuovo bagaglio di esperienza incamerato. Altro giro, altra corsa, con l'azzurro nel cuore di chi ciclicamente non è di passaggio, ma a guardia di una fede. Sempre. 

Antonio Petrazzuolo
 
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