Spuntano le prime ipotesi su modulo, formazioni e uomini con l'arrivo di Allegri al Napoli. Ne parla La Gazzetta dello Sport: nel possibile 4-2-3-1 immaginato per il Napoli, Rasmus Højlund rappresenterebbe il punto di riferimento offensivo, con caratteristiche considerate simili a quelle del giovane Álvaro Morata che Massimiliano Allegri seppe valorizzare nei suoi primi anni alla Juventus. Alle sue spalle, le corsie esterne sarebbero affidate a Neres e Alisson, due interpreti capaci di fare la differenza in Serie A grazie alla rapidità nell’uno contro uno, alla facilità con cui saltano l’uomo e alla capacità di alternare iniziativa personale e cross verso il centravanti.
Non è la prima volta che Allegri si trova a costruire un sistema di questo tipo. Nella sua prima esperienza alla Juventus, a metà percorso, fu abile nel trovare una chiave vincente schierando insieme Cuadrado, Dybala, Mandžukic e Higuaín, con un regista come Pjanic e un terzino di spinta come Dani Alves. Quel 4-2-3-1 garantiva equilibrio e grande potenziale offensivo, ma si reggeva anche su un intenso lavoro senza palla e su una struttura collettiva ben definita.
di Redazione
29/05/2026 - 13:02
Spuntano le prime ipotesi su modulo, formazioni e uomini con l'arrivo di Allegri al Napoli. Ne parla La Gazzetta dello Sport: nel possibile 4-2-3-1 immaginato per il Napoli, Rasmus Højlund rappresenterebbe il punto di riferimento offensivo, con caratteristiche considerate simili a quelle del giovane Álvaro Morata che Massimiliano Allegri seppe valorizzare nei suoi primi anni alla Juventus. Alle sue spalle, le corsie esterne sarebbero affidate a Neres e Alisson, due interpreti capaci di fare la differenza in Serie A grazie alla rapidità nell’uno contro uno, alla facilità con cui saltano l’uomo e alla capacità di alternare iniziativa personale e cross verso il centravanti.
Non è la prima volta che Allegri si trova a costruire un sistema di questo tipo. Nella sua prima esperienza alla Juventus, a metà percorso, fu abile nel trovare una chiave vincente schierando insieme Cuadrado, Dybala, Mandžukic e Higuaín, con un regista come Pjanic e un terzino di spinta come Dani Alves. Quel 4-2-3-1 garantiva equilibrio e grande potenziale offensivo, ma si reggeva anche su un intenso lavoro senza palla e su una struttura collettiva ben definita.